TORINO. La Sindone vissuta attraverso il culto.

Cinquecento anni fa, il 9 maggio 1506, papa Giulio II concede agli Stati sabaudi una liturgia propria per la Sindone. Il culto c’era sempre stato, ma da quel momento è ufficializzato con un giorno preciso (il 4 maggio, successivo alla festa del rinvenimento della croce, che allora si celebrava il 3 maggio) e con le preghiere specifiche del Breviario e della messa. Per la ricorrenza, nei giorni scorsi a Torino si sono svolte alcune iniziative, organizzate dalla Commissione diocesana per la Sindone e dal Centro internazionale di sindonologia.

Innanzitutto, mercoledì 3 maggio, in cattedrale è stato eseguito un concerto musicale, con la partecipazione di suonatori dell’Orchestra sinfonica della Rai, diretta da Massimo Nosetti, in collaborazione con l’Associazione amici del Teatro Regio. Il giorno seguente, sempre in duomo, il cardinale Severino Poletto, che è anche Custode pontificio della Sindone, ha presieduto la messa. E qui piace ricordare che proprio un mese prima, il 4 aprile, papa Benedetto XVI ha elevato la celebrazione «da memoria obbligatoria a festa nella basilica cattedrale di San Giovanni Battista in Torino» (la data è stata incisa su una piastrella d’ottone del pavimento dell’attuale cappella della Sindone). Infine, il 5 e 6 maggio, il simposio internazionale «Guardare la Sindone. 500 anni di liturgia sindonica»: il primo su questo tema, collegato appunto non a ricerche scientifiche, ma al “vissuto” religioso lungo i secoli.

Dopo il saluto del card. Poletto, il simposio è stato introdotto da mons. Giuseppe Ghiberti, membro della Pontificia commissione biblica e presidente della Commissione diocesana per la Sindone (a fianco, l’intervista). Tra le oltre venti relazioni, don Roberto Repole, della Facoltà teologica di Torino, ha affrontato il tema «La Sindone nell’orizzonte di Cristo». Poi, don Giuseppe Tuninetti, della stessa Facoltà, ha ripercorso la «Pastorale sindonica nell’azione degli arcivescovi torinesi», osservando che «nel corso di questi quattro secoli è cambiata nelle forme e ha acquistato progressivamente in intensità» e che anche il linguaggio ha conosciuto un’evoluzione, passando da «reliquia» a «immagine» e «cimelio». Dopo gli esami del carbonio 14 nel 1988, «si abbandonò l’uso del termine “reliquia” per ricorrere, a cominciare dall’arcivescovo Ballestrero, a quello di “icona”, che è ritenuto, non solo per prudenza, il più idoneo a qualificare la Sindone nel suo messaggio religioso».

Tra gli altri interventi, interessante quello di Enrico Morini, dell’Università di Bologna, sui veli liturgici usati dalla Chiesa ortodossa nella celebrazione eucaristica, dov’è raffigurato il Cristo morto. Poi, le comunicazioni riguardanti, tra l’altro, i Fastentücher, i «Teli di quaresima» tedeschi, e l’interesse e gli studi in vari Paesi europei e in America.

I 500 anni della festa liturgica sono stati ricordati anche a Nizza, in Francia. La Sindone vi soggiornò dal 1536 al 1540, durante il trasferimento da Chambéry a Torino, e lì è sorta la Confraternita del Santo Sudario, detta anche «dei Penitenti Rossi». La confraternita è ancor oggi attiva nella chiesa che, danneggiata dalla Rivoluzione, fu ricostruita da re Carlo Felice di Savoia: per la ricorrenza ha organizzato varie iniziative e una mostra sulle vicende e gli studi sulla Sindone.

Autore: Michele Gota

Fonte: Il Nostro Tempo, 10/05/2006