Sindone, una moneta del periodo di Cristo.

Lo ‹scoop› è questo: sull’area orbitale sinistra del volto impresso sulla Sindone appare una moneta (‹lepton›), leggibile, datata dell’anno sedicesimo di Tiberio corrispondente all’anno 29 d. C. di Ponzio Pilato.
Moneta di poco pregio, piccola, coniata soltanto in quel periodo. Sarebbe il pendant di una analoga moneta posta sull’orbita destra e studiata anni fa dal gesuita padre Philas. Quel precedente ha avviato l’indagine di Pier Luigi Baima Bollone e Nello Balossino, l’uno esperto di medicina legale e indagatore di misteri sindonici, l’altro docente alla facoltà di scienze.
Una risposta, la loro, al più banale dei quesiti: se c’è una moneta di tal conio su un occhio come mai manca sull’altro? ‹Non manca, c’è anche a sinistra› dicono Baima e Balossino. ‹Un po’ più arretrata, quasi fosse scivolta di lato, verso il basso›. La ricerca è stata compiuta elaborando elettronicamente le stampe della Sindone tratte dalle lastre eseguite da Enrie nel 1931. Se la scoperta di Philas aveva sollevato parecchie perplessità, è indubitabile che la nuova muoverà ulteriori polemiche. Nel contempo offrirà qualche appiglio a chi crede che il reperto non sia un manufatto di epoca medievale, come attestato dalla datazione ultima al carbonio radioattivo (C14).
Cautela, suggerisce il responsabile della facoltà teologica di Torino don Giuseppe Ghiberti incaricato di seguire per conto dell’arcivescovo tutto quanto si muove attorno alla Sindone. Cautela per vari motivi: ‹Intanto non si conoscono precedenti in letteratura e in archeologia di usanze funerarie risalenti a quel tempo che prevedono l’apposizione di monete sugli occhi dei defunti; meglio: le fonti sono così scarse e labili che sembra azzardato delineare un quadro di certezze›.
Inoltre i testi del Nuovo Testamento, sufficientemente descrittivi sulle modalità della sepoltura del Cristo deposto, non fanno cenno di monete. Infine se è vero (come alcuni asseriscono) che la misteriosa e non ancora svelata dinamica della formazione della doppia immagine sarebbe dovuta ad una ‹esplosione› di atomi liberati da un corpo umano com’è possibile che la stessa dinamica possa interessare due frammenti di metallo? L’ultima intrigante pagina di un dossier plurisecolare verrà offerta ai lettori del quotidiano ‹Avvenire› e ai telespettatari che avranno curiosità di seguire domani sera ‹Mixer›.
Con l’avvicinarsi delle due ostensioni sindoniche (1998 e 2000, anno del Giubileo) è naturale che gli occhi degli esegeti, dei sindonologi e dei critici siano puntati sul prezioso reperto. Un reperto, si sa, a cui si attribuisce l’unicità d’aver avvolto il corpo di un uomo crocifisso e martoriato tal quale si legge nella Passione di Cristo. Cosicché si è portati a identificarlo come il lenzuolo che avvolse il Gesù Nazareno, deposto dalla croce.
Un passaggio sul quale la Chiesa lascia discutere e non si pronuncia. Conclude don Ghiberti: ‹Se potessimo assumere con sicurezza il lavoro di Baima e Balossino ci troveremmo di fronte un unicum sbalorditivo›. Ma la Sindone è un ‹unicum›, un reperto che da decenni provoca, senza ‹svelarsi›, detrattori e convinti assertori dell’autenticità.

Autore: Benedetto Pier Paolo

Fonte: La Stampa, 7 luglio 1996