Veronica Triulzi. “Da tenersi sotto chiave”: Tre casi di censura e mancata pubblicazione nella letteratura sindonica nel XVI e XVIII secolo.

La letteratura sindonica può essere suddivisa in due periodi: quello precedente la fine del XIX secolo, e quello che, dopo la prima fotografia di Secondo Pia al Sacro Telo del 1898, diede inizio alla letteratura storico – scientifica contemporanea.Tra i testi precedenti il XIX secolo, alcuni hanno avuto una genesi travagliata. Ed è all’analisi dei contenuti e delle vicende di tre di queste opere, di autori italiani, che è dedicato questo libro: “Esplicatione del Sacro lenzuolo” dell’Arcivescovo di Bologna Alfonso Paleotti, “Della Santissima Sindone di Gesù Cristo” del Canonico Pier Giacinto Gallizia e “Storia della Santissima Sindone” del Canonico Giuseppe Pasini, due delle quali rimaste inedite. Un avventuroso viaggio tra pagine dimenticate.

Recensione di Carla Babudri – 19 Febbraio 2024
“Da tenersi sottochiave” di Veronica Triulzi è un’affascinante immersione nei meandri della storia e della letteratura legata alla Sindone di Torino, dove vengono esplorati tre casi emblematici di censura e mancata pubblicazione tra il XVI e il XVIII secolo.
Triulzi, con un approccio tanto meticoloso quanto appassionato, svela i misteri di queste opere, illuminando la controversia ed il fascino che da secoli avvolgono la Sindone, fonte di incessante curiosità, dibattiti e talvolta
censure. L’analisi dettagliata e la narrazione avvincente dell’autrice non solo offrono uno sguardo approfondito sui contenuti e sulle vicissitudini editoriali di questi testi ma invitano anche a meditare sulla complessa relazione tra fede, scienza e potere.
“Da tenersi sotto chiave” emerge quindi come un contributo prezioso per chiunque sia interessato a scoprire storie occultate ed a riscoprire tesori letterari.
Interessante il primo caso, parla dell’opera di Alfonso Paleotti, “Esplicatione del Sacro Lenzuolo”, pubblicata per la prima volta nel 1598. L’Arcivescovo di Bologna, Alfonso Paleotti, ha analizzato in questo lavoro le immagini delle piaghe visibili sulla Sindone di Torino, avanzando ipotesi innovative per il tempo. Notabilmente, ha identificato correttamente la posizione dei chiodi non nel palmo delle mani, come era comune rappresentare artisticamente, ma nel polso. Questa osservazione si discostava dalla tradizione ed anticipava intuizioni che solo molto più tardi sarebbero state confermate da studi più approfonditi. Le sue affermazioni, tuttavia, hanno sollevato perplessità e controversie tra i revisori del suo lavoro. Le innovazioni proposte da Paleotti non furono ben accolte in alcuni ambienti ecclesiastici, al punto che il Sant’Uffizio decise di censurare l’opera. Solo dopo alcune modifiche, l’opera fu consentita alla ripubblicazione l’anno successivo, nel 1599. Questo caso è particolarmente significativo perché mostra l’interazione tra ricerca religiosa e censoria ecclesiastica in un’epoca in cui la Chiesa aveva un ruolo dominante nel determinare quali interpretazioni delle Sacre Scritture e dei simboli religiosi fossero accettabili. Il caso di Paleotti illustra anche come le nuove idee scientifiche e teologiche spesso incontrassero resistenze prima di essere eventualmente accettate o riconosciute.
Affascinante, che ha sollevato la mia curiosità, è il secondo caso che si concentra sul manoscritto inedito di Pier Giacinto Gallizia, “Della Santissima Sindone di Gesù Cristo”, lodato dai revisori dell’epoca per la sua capacità di esaltare la Sindone e la Casa Reale di Savoia, ma mai pubblicato, probabilmente a causa dell’attesa di una licenza editoriale mai concessa. Questa circostanza solleva interrogativi su perché un’opera approvata ed ammirata sia stata lasciata in ombra.
Infine, “La storia della Santissima Sindone” di Giuseppe Pasini, commissionata dal re ma poi mai pubblicata, riflette le difficoltà legate allandocumentazione ed alla divulgazione della storia della Sindone. Le possibili ragioni di questa mancata pubblicazione, tra cui la carenza di prove concrete o le riserve espresse dai vescovi consultati, evidenziano le complesse dinamiche tra autorità ecclesiastica, potere monarchico ed impegno storico-critico.
La lettura di questo libro non solo arricchisce la conoscenza su un argomento affascinante, ma invita anche ad una riflessione più ampia sull’importanza della libertà di espressione e sulla valorizzazione del patrimonio culturale e spirituale.
“Da tenersi sotto chiave” di Veronica Triulzi emerge non solo come un’opera di indagine storica, ma anche come un racconto avvincente e stimolante. La narrazione fluida e piacevole dell’autrice riesce a rendere accessibili tematiche complesse legate alla storia della Sindone di Torino, intrecciando abilmente fatti storici, analisi critica e curiosità. La scorrevolezza del testo, unita all’inserimento preciso e meticoloso di fonti attendibili, permette al lettore di immergersi completamente nell’argomento, facendo di questa lettura un vero e proprio piacere.
Personalmente, ho trovato che il libro abbiano tevolmente stuzzicato la mia curiosità sull’argomento e sulla sua controversa storia.
La capacità dell’autrice di portare alla luce dettagli meno noti e di esplorare casi di censura e mancata pubblicazione ha aperto nuove prospettive di riflessione su come la storia, la religione e la politica si intreccino ed influenzino la percezione e la trasmissione della conoscenza.
Consiglio vivamente “Da tenersi sott o chiave” a chiunque desideri approfondire la propria comprensione della Sindone di Torino oltre le narrazioni convenzionali. Questo libro è un invito ad esplorare le zone d’ombra e le storie non raccontate, che adoro, e che circondano uno dei più affascinanti e misteriosi oggetti della cristianità. È una lettura imprescindibile per chi cerca non solo di ampliare il proprio sapere, ma anche di sfidare la propria percezione su un argomento tanto dibattuto.

Info:
Editore digitale Youcanprint, 22 apr 2024 – 258 pagine

Per acquisto: https://www.youcanprint.it/da-tenersi-sott o-chiave/b/a06071c0-5786-5aae-b5d8-57d3ef3f6131

L’autrice:
Dopo le scuole medie inferiori il suo percorso di studi è stato interrotto per vari motivi, per parecchi anni. Interessata alla Sindone di Torino dall’età di quattordici anni, passione nata dalle lunghe chiacchierate con il nonno Romano, nel 2012 ha conseguito il Diploma di Specializzazione in Studi Sindonici presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma. Dopo il diploma alla scuola serale, grazie all’Università Telematica Internazionale Uninettuno, nel 2017 consegue la Laurea Triennale in Operatore dei Beni Culturali a Roma. Nel 2020 ottiene la Laurea Magistrale in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche all’Università degli Studi di Firenze.