TORINO. Le due generazioni che non hanno mai visto il capolavoro di Guarini.

Nel ’90 era appena caduto il muro di Berlino, a Torino il sindaco era Zanone. E l’attuale prima cittadina aveva appena sei anni.
Quella mattina del 1990 la cappella avrebbe dovuto ospitare una messa. Dal 1506, infatti, per volere di Papa Giulio II il 4 maggio è la festa liturgica della Sindone. Quando il cappellano apre il portale per preparare la cerimonia, però, trova per terra una lastra di marmo precipitato dalle ardite geometrie della volta. Da quel giorno la Cappella della Sindone è chiusa al pubblico.
Due giorni più tardi a Torino si terranno le elezioni comunali. Per l’ultima volta vince il Pentapartito, portando in Sala Rossa il sindaco liberale Valerio Zanone. Da sei mesi era crollato il muro di Berlino e Tangentopoli due anni dopo avrebbe cambiato tutto. Quando la Cappella della Sindone viene chiusa al pubblico al Quirinale abita Cossiga e a Palazzo Chigi Andreotti.
Sono passati 28 anni. Più di una generazione di torinesi non è mai entrata nel capolavoro guariniano. Semplicemente, non lo conosce. Chiunque abbia meno di quarant’anni non ha idea di cosa si provi ad ammirarne l’architettura barocca. Prima tra tutti la sindaca Chiara Appendino: aveva appena sei anni.
Possiamo parlare di una sorta di «generazione perduta». Sarà un lavoro difficile, perché si tratta di riappropriarsi di un pezzo essenziale di città. Torino nel corso degli ultimi vent’anni ha riscoperto molte cose del suo passato. Si è ritrovata con i tesori di Palazzo Madama, chiuso per lavori quasi due decenni. Nel 2007, al termine di un altro restauro di enormi dimensioni, anche la Reggia di Venaria Reale è andata a ricoprire un ruolo di grande prestigio culturale (e turistico) per il territorio. Oggi non si potrebbe immaginare Torino senza la Venaria.
Nel caso della cappella della Sindone bisogna analizzare anche un altro elemento, non secondario. Fino al 1990 si era attratti dall’ambiente che custodiva la Sindone, quasi l’aspetto storico-artistico passasse in secondo piano. Un po’ come accade ancora oggi in Duomo, visitato per soffermarsi davanti alla teca della Sindone, meno per ammirare il polittico di Defendente Ferrari, capolavoro del ’500. Oggi, soprattutto perché la Sindone non è più al suo interno, la Cappella verrà ammirata semplicemente come indiscussa opera d’arte.

Autore: Andrea Parodi

Fonte: www.lastampa.it, 26 set 2018