All’interno della sacrestia è conservato un vessillo che sembrerebbe appartenuto alla flotta sabauda durante la battaglia di Lepanto e che pare sia stato donato da Vittorio Amedeo II di Savoia alla cappella del Rosario dopo la vittoria del 1706, come ringraziamento.
A fianco di potenze colossali come la Serenissima Repubblica di Venezia ed il Regno di Spagna nella Battaglia di Lepanto (1571), nelle acque di Corinto, era presente il piccolo, quasi insignificante Ducato di Savoia, con tre galee, il fior fiore di una flotta nata da poco, voluta dal decimo Duca, Emanuele Filiberto.
Le tre galee piemontesi presenti a Lepanto erano la Capitana e la Margarita (fatte costruire direttamente da Emanuele Filiberto fin dal 1560) e la Moretta (che per l’occasione fu ribattezzata Piemontesa, come una delle tre galee fatte costruire dal duca, ma rimasta nelle mani del banchiere genovese Spinola, visto che il duca non era riuscito a pagarla).
Il comandante della piccola flotta sabauda era Andrea Provana di Leynì, più vecchio del duca, ma suo compagno d’armi anche in Fiandra da lungo tempo. Era figlio di una Grimaldi di Boglio.
La Piemontesa (già Moretta) era sotto il comando di Ottaviano Moretto, figlio di Giovanni Moretto: Giovanni era stato un pirata e scorridore del Mediterraneo, al largo di Algeria e Grecia. Poi era passato al soldo dei fratelli Strozzi e infine si era rifugiato a Nizza, dai Savoia, offrendosi al Provana, che all’epoca era responsabile anche dell’arsenale. Ottaviano Moretto morirà a Lepanto.
Giovanni Battaglino, altro lupo di mare, era al comando della Margarita, la meno valida delle tre galee.
La Capitana era comandata da Domenico Costantino.
Lo stendardo inalberato dalla Capitana era quadrato, bianco, con un grande sole nel mezzo, da cui si diramavano raggi di porpora e d’oro. Al centro del sole la Madonna, che presentava la Sindone sorretta dagli angeli. Lungo i lati del quadrato, in lettere nere su fondo oro, correva la scritta Protector noster aspice Deus et respice in faciem (Dio, nostro protettore, guardaci e proteggici).