Alla scoperta della SINDONE – La Stampa Speciale 09/04/2010 Pag. 21

L’Iconografia.

Marco VALLORA. Le metamorfosi dell’uomo Gesù. Dai fondali dorati a Delacroix, così il suo volto è entrato nella pittura – II parte.

(manca la pag. sul sito de La Stampa.it e quindi riportiamo il testo che continua dalla I parte – Pag. 20)

Ma tocca alla Vergine decidere: che viene «democraticamente» interrogata, mentre sfoglia l’Antico Testamento, alla ricerca d’una risposta ai propri quesiti, prima di accedere al «sì» fatale. Che darà inizio al ciclo della Caduta e della Risorgenza, ovvero al senso della fede e massime alla pittura di fede. Com’è bella quella sacra conversazione colloquiale ed un poco campagnola, del bresciano Savoldo, con quella lastra luminosa della finestrella, che lascia penetrar, dentro questo silenzio teso, il cangiar d’umori del cielo, che partecipa tremulo e nervoso all’evento. E quell’angelo come seduto, per ricevere pure lui il cibo divino, la lieta colazione, e quel bordino composto di letto adolescenziale e di materasso contadino, alle spalle del sì miracoloso, che trasforma la Eva pagana del peccato nella sacra protagonista-chiave dell’accadimento eterno. Che consiste poi nel sovvertimento assoluto dei ritmi della Natura, ovvero nell’ennesimo «scandalo », della Resurrezione: morte e vita di nuovo, abbracciate insieme, in quello strascico di bianca stoffa, di sindone cromatica, abbandonata come una muta animale, fuor dal sepolcro pur folto di donne e di militi golosi e sbadati, che dovrebbero star lì, come inservienti di musei, a controllare il morto scomodo ed invece dormono, soporificamente.

Solo Caravaggio, di lì a poco, avrebbe avuto il coraggio di mostrare sullo sfondo dell’Annunciazione, un letto disfatto, se non proprio del peccato. Dunque Cristo- Gesù c’è, in questa magnifica maratona delle sue imprevedibili performances, anche quando non c’è, e quasi avremmo voluto in mostra una rappresentazione della Visitazione (pur senza scomodare il Pontormo e il suo riverberatore Bill Viola) perché come ci ha spiegato il filosofo Nancy, già lì Gesù, nel sacro tabernacolo del ventre della Vergine, prende a dialogare con il sorgente cugino Giovanni, che sarà il suo Battista. Cristo, che nel magnifico tardo legno arreso di Donatello o nello splendore giovanile e muscolare di quello di Michelangelo, mostra il suo sesso avvilito e timidamente vero. Proprio per sottolineare, come ha spiegato Leo Steinberg, la sua tenera, vulnerabile dimensione umana.