La Sindone – che ieri è stata visitata da una folla incessante durante tutto l’arco della giornata ed in particolare da centinaia di religiose e religiosi del Cottolengo, a Torino per la beatificazione di fratel Bordino – nella stessa giornata è stata al centro dell’attenzione di studiosi e scienziati invitati, da decine di Paesi al convegno (a porte chiuse) promosso dal Centro Internazionale di Sindonologia al Santo Volto.
«Questo è il tempo in cui si fanno valutazioni su proposte che possano aiutare a decifrare le origini del Lenzuolo», ha spiegato Gian Maria Zaccone, vicedirettore del Cis. Tra queste, gli studi del medico forense Alfonso Sanches Ermosilla, che ha lavorato alla comparazione del Sudario di Oviedo con la Sindone. «Le tracce di fluidi organici – ha spiegato – sono compatibili, il gruppo sanguigno è lo stesso, AB, è possibile che i due sudari abbiano avvolto lo stesso cadavere». Sul Sudario di Oviedo sono stati trovati pollini «annegati» nel liquido ematico, dato che ne proverebbe la presenza al tempo del versamento.
«La datazione al Carbonio 14 del Telo di Oviedo è del 600-700, elemento – osserva Enrico Simonato segretario del Cis – che pone ulteriori interrogativi sulle analisi condotte sulla Sindone».
La ricercatrice Flavia Manservigi ha presentato uno studio sui quattro flagelli bronzei risalenti probabilmente all’epoca romana e custoditi nei Musei Vaticani: potrebbero essere compatibili con le tracce visibili sulla Sindone, che secondo la tradizione cristiana ha avvolto il corpo torturato di Cristo dopo la crocifissione. «La forma dei flagelli, allungati e di forma arrotondata, appare compatibile con la maggior parte delle tracce visibili sul Lenzuolo. Nuovi studi dovranno approfondire la natura effettiva di questi oggetti e il periodo, riconducibili all’epoca romana o etrusca: potrebbero essere una prova importante per la datazione del Telo».
Paolo di Lazzaro, ricercatore dell’Enea di Frascati, ha lavorato sull’utilizzo di impulsi di luce in grado di riprodurre l’invecchiamento del Telo. «L’aspetto più interessante riguarda il modo con cui l’immagine si è creata, fenomeno che oggi nessuno è ancora riuscito a riprodurre in oltre 200 tentativi. Con il nostro studio – ha spiegato – abbiamo in parte riprodotto la complessità microscopica della Sindone ricreando il colore e l’invecchiamento del Telo attraverso impulsi di luce ultravioletti di miliardesimi di secondo. Scientificamente è importante perché consente di colorare i tessuti in lino in modo simil-sindonico utilizzabili come test per trarre informazioni scientifiche sulla Sindone».
L’arcivescovo, monsignor Cesare Nosiglia, salutando gli studiosi ha detto: «Certamente presenterò al Santo Padre i risultati del vostro lavoro con le proposte e le richieste che vorrete fargli pervenire».
Autore: Maria Teresa Martinengo
Fonte: www.LaStampa.it – Torino 7, 3 maggio 2015